sabato 24 dicembre 2016

LA LEGGE DEI VASI COMUNICANTI



La frenesia delle feste natalizie mi mette tristezza. Posso giurare che l’origine della mia tristezza non ha una motivazione ben chiara. Sono triste fino al due di gennaio, poi passa. Ma so di certo che quello che passa a volte ritorna.
Quest’anno forse ho capito da cosa potrebbe derivare questa periodica malinconia. Da una frase di Martin Luther King: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato a vivere come fratelli.”
A proposito di fratelli che chiedono aiuto…
Voglio fare gli auguri per il 2017 raccontando uno strano sogno che feci molti anni fa.
Una notte sognai che qualcuno bussava alla porta. Andai ad aprire e mi trovai di fronte un signore che non avevo mai visto prima.
«Sono un coinquilino», mi disse. «E avrei da dirle qualcosa…»
Non avendolo mai visto prima gli chiesi se fosse un nuovo arrivato.
«No!» esclamò. «Non sono un nuovo arrivato. Sono uno che ha camminato…»
«Non capisco!» gli dissi. «Ma mi dica in cosa posso esserle utile.»
«Per quanto tempo pensa che possa durare…?»
«Che cosa non potrà durare?» chiesi, convinto che stesse sbagliando persona.
«Che lei sguazzi nel benessere, mentre io soffro la fame!»
«Ma cosa sta dicendo? Non l’ho mai vista prima d’ora.» risposi io contrariato per quell’accusa immeritata.
«Cerco di spiegarmi meglio», disse lui con molta calma. «Lei deve smetterla di venirmi a mostrare il suo benessere, portandomi qualche avanzo, in segno di compassione, o per mettersi a posto l’anima con il prossimo. Quanto tempo pensa che potrà durare?»
Gli ripetei che continuavo a non capire, che ero infastidito e mi stavo anche irritando un tantino.
Allora lui, sempre con molta calma, iniziò a parlare al plurale.
«Voi per lavarvi la coscienza venite a farci l’elemosina. E intanto ci portate via le nostre risorse. Quelle che madre natura ha dato a noi. No! No! Lo so. Sta per dirmi che ancora non riesce a capire… Che non mi ha mai visto prima d’ora… Eccetera, eccetera. Forse lei personalmente potrebbe avere una parte di ragione. Ma io non sto più dicendo lei, sto dicendo voi
Ero stupito del fatto che il suo argomentare fosse più che giustificato e il tono della voce e l’atteggiamento non fosse di ostilità. Anzi, mostrava molta calma, quasi cordialità. Allora, anche se ero quasi irritato, decisi di assecondarlo nel tono.
«Signore. Forse lei sta sbagliando persona, o addirittura condominio…»
«Vedo che, anche se non comprende quello che voglio dirle, lei è in buona fede», mi rispose. «Allora le voglio raccontare una storiella che l’aiuterà a comprendere…» E iniziò a raccontare, a modo suo, uno dei racconti di Esopo.

«C’era una volta un’anziana donna, che aveva una malattia agli occhi. Per farseli curare chiamò un medico a domicilio.
Iniziate le sue visite a domicilio, dopo aver fatto una diagnosi, il medico le disse che erano necessari una serie di impacchi agli occhi, ma dopo la medicazione doveva tenerli chiusi per qualche tempo. Così avrebbe fatto nelle visite successive.
Quando andava via, uno alla volta, il medico si portava alcuni oggetti preziosi della paziente. E quando disse alla donna che era guarita, e le chiese il compenso pattuito, aveva già portato via tutto quello che gli interessava.
La vecchia, scoprendo l’inganno, si rifiutò di pagarlo, e finirono davanti ad un giudice.
In tribunale la vecchietta si difese così: «Si è vero, ho promesso un compenso se mi avesse guarito gli occhi, ma ora, dopo la cura, sto peggio di prima: Allora, infatti, vedevo tutti gli oggetti nella mia casa, ora dopo la cura non riesco più a vederne nemmeno uno.»

Dopo riprese a dirmi: «Se ho bussato alla sua porta è un caso; avrei potuto bussare al suo vicino o rivolgermi a un passante qualsiasi. Non sarebbe cambiato nulla nelle risposte che avrei ricevuto: “Non so… Non la conosco”». L’uomo mi fece segno di avvicinarmi e a bassa voce aggiunse: «Qualcuno risponde che siamo in troppi… Ma a lei, che non mi sembra una persona ostile, voglio dire che per secoli, in tanti, con la scusa di aiutarci, siete venuti nelle nostre terre a saccheggiare di tutto. Dai reperti archeologici, alla carne umana usata come schiavi; dalle risorse del sottosuolo per far muovere le vostre macchine, alle scorrazzate nelle savane per safari e inutili trofei.
Oggi noi vi chiediamo di applicare il principio dei vasi comunicanti: un poco di accoglienza che troppo spesso ci viene negata.
Per quanto tempo pensate che possa durare…?»

Quando mi ridestai da quel sogno, non avevo capito che un giorno realmente quell’uomo avrebbe affrontato molti pericoli; attraversato deserti e mari per fuggire dalla fame, dalle malattie, dai soprusi che offendono l’umanità e avrebbe nuovamente bussato alla mia porta per chiedermi di essere aiutato.
Parecchie volte, dopo il sogno, mi sono chiesto quanto tempo sarebbe passato prima che ciò accadesse, e mi sono anche domandato: quando accadrà, io che farò?
Quell’uomo del sogno non era solo il mio vicino di casa: a bussare alla mia porta erano anche i miei vicini di continente; anzi, i nostri coinquilini della terra.

Durante le feste nelle quali in molti, credenti e non credenti, festeggiamo i natali di Gesù Cristo, forse dovremmo anche volgere uno sguardo alla sofferenza di chi chiede un aiuto. Dovremmo farlo, sia in nome di quel figlio sacrificato, che del benefico giovamento che si può avere, come dice Gandhi, nell’imparare a vivere come fratelli.

Francesco Corradino 


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