mercoledì 21 marzo 2012

IMPARARE A CONSUMARE I RIFIUTI


         PER RIFIUTARE LA SOCIETÀ DEI CONSUMI,
         DOBBIAMO IMPARARE A CONSUMARE I RIFIUTI.


Gli anni del boom economico hanno fatto sognare, non solo ai ricchi, ma anche ai poveri, un futuro che sarebbe somigliato ad una lunga festa. E in realtà la festa c'è stata, anche se non proprio per tutti. Ma, come può capitare nell'allegria collettiva, qualcuno dai festeggiamenti ne esce poco sobrio; è necessario, dopo l'eccitazione e il giubilo, un abbondante periodo di riposo fisico e mentale per rimettersi in sesto. 
Quando l'ubriacatura, però, colpisce un intero popolo, non basta solo un periodo di riposo: bisogna ripulire l'intero Paese dai rifiuti che la festa ha prodotto. Insomma, bisogna ricominciare a credere in un altro sogno: dopo l'esperienza negativa, puntare ad una società più equilibrata, magari più povera materialmente, ma con un indice più alto di soddisfazione. Cosa non facile da attuare, perché con la pancia piena e la mente offuscata dai festeggiamenti rimane difficile persino sognare.
Questo è quello che ci ha lasciato il boom economico: Un popolo “ubriaco” di un illusorio benessere, che fa fatica a ripulirsi dagli “escrementi della festa”. La gioia, l'allegria e le promesse del benessere per tutti ci hanno trascinati dalla millenaria logica dell'usa e riusa finché è utilizzabile, a quella dell'usa, getta e ricompra. 
Questo sistema ci ha abituati a consumare il necessario, l'utile, l'inutile , il superfluo e persino il dannoso; sistema giustificato dall'industria e dalla politica (purtroppo condiviso anche da noi tutti), necessario ( dicevano) per mantenere posti di lavoro.
Questa logica non solo non ha mantenuto i posti di lavoro, ma ha trasformato l'uomo da beneficiario dei frutti del proprio lavoro, a strumento per accrescere i consumi. In altre parole, abbiamo costruito un sistema che, mettendo il solo profitto come supremo scopo, ha trasformato l'essere umano a servitore e macchina per produrre e consumare; inserendolo come un ingranaggio in un sistema che lo degrada, impietosamente, da fine a mezzo.
Questo decadimento non ha colpito solo chi produce, ma l'intera società, compreso coloro che il sistema lo hanno pensato, progettato e attuato.
A parte qualche inebriato di danaro, che non si accorge nemmeno in quale angolo della terra vive, tutti noi altri stiamo vivendo una specie di “sindrome dell'infelicità”, che sarà molto lunga da curare.
Una società che persevera su questa strada, farà la fine di un'automobile che, se pur di poco, aumentando in modo costante la velocità di marcia, non può che andarsi a schiantare: è solo questione di tempo. E come se un cuoco in mancanza di materie prime, per non rinunciare al guadagno, arriva a cucinare una parte del proprio corpo.
Per poter cambiare questo modo di vivere, è necessario operare dei cambiamenti sostanziali. Il primo passo è quello di essere consapevoli che non è possibile continuare a produrre per un consumismo insostenibile; poi, capire che è impossibile rovesciare in poco tempo un sistema così radicato. Quello che è possibile fare subito è convincerci di voler invertire questa tendenza. Per cominciare è necessario imparare e, dove è possibile, insegnarlo ad altri, a consumare anche materie e oggetti ancora in buono stato, riutilizzabili o riconvertibili ad altro uso; in poche parole prima di poter rifiutare la società dei consumi dobbiamo imparare a consumare rifiuti.

Penso che dovremmo convertire una parte delle nostre fatiche, non più per beni materiali ma per un “sorriso in più”; un sorriso che non duri giusto il tempo di scartare un nuovo costoso e inutile oggetto che finirà, insieme a tanti altri, in soffitta o in discarica; un sorriso che ci porteremo con noi e per noi per lungo tempo, con il fine di contagiare altri.

Questo articolo, che apparirà anche su un altro mio blog: http:/artedelriutilizzo.blogspot.it/ è,  la presentazione di un lavoro che pubblicherò prossimamente (che forse diventerà anche un libro) , dove dimostro, con foto e descrizione le cose realizzate con materiali raccolti in discarica; spiegando come si possono riutilizzare moltissime delle cose che attualmente si buttano; e come si può convertire manodopera in attività molto più creative di una spersonalizzante, e spesso alienante, catena di montaggio.
                                                                                                              Francesco Corradino

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