domenica 16 dicembre 2012

I DIRITTI DELL'UOMO e I DOVERI DEL CITTADINO


                I DIRITTI DELL'UOMO e I DOVERI DEL CITTADINO
                                    UN AUGURIO di BUONE FESTE

     Non riesco ad immergermi, come la maggior parte delle persone fa, in questo clima di festa religiosa in apparenza, ma spudoratamente molto commerciale nella sostanza.
Tutti, però, vorremmo far rinascere un Gesù Cristo che ci aiuti a risolvere i problemi: quelli dell'umanità intera e quelli nostri personali.
Il mio augurio è che Insieme a Gesù Cristo, vorrei che rinascesse la stima verso coloro che in nome di Cristo, o nello spirito di una civile convivenza fra gli uomini, hanno speso tutta o parte della loro esistenza perché questo si avverasse nei fatti e non solo nell'auspicio.
Spero che Mazzini mi perdoni per aver disturbato il suo sonno. Ma il suo pensiero è così attuale che mi nasce spontaneo il desiderio di farlo rivivere.
Le sue parole di un secolo e mezzo fa, scritte sotto forma di lettera, erano dirette ad un popolo che ancora non aveva una Patria unita in una Repubblica: un suo sogno, costatogli anni di prigione ed esilio.
Mi fa soffrire pensare che dopo 150 anni, alla Patria Italia manchi ancora l'anima come diceva Mazzini: lo spirito dei Doveri.
Quello che segue è solo un piccolo sunto della sua lettera al popolo, alla vigilia dell'unificazione, ma è sufficiente ad esprimere il suo pensiero sull'effetto benefico che il rispetto dei doveri produce per aver diritto ai diritti.

                                                    I DOVERI DELL'UOMO
L'avvenire, della Patria è vostro” così scriveva Giuseppe Mazzini, il 23 Aprile del 1860, “voi non lo fonderete se non liberandovi da due piaghe che oggi purtroppo, spero per breve tempo, contaminano le classi più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano: il Macchiavellismo e il Materialismo. Il primo, travestimento meschino della scienza d'un Grande infelice, v'allontana dall'amore e dall'adorazione schietta e lealmente audace della Verità; il secondo vi trascina inevitabilmente, con il culto degli interessi, all'egoismo ed all'anarchia...”

Oggi il Macchiavellismo lo applichiamo cercando l'uomo “forte” al posto del “giusto”, che ci risolva, oltre ai problemi della nazione, anche i problemi personali, mentre il Materialismo lo pratichiamo nel consumismo insostenibile che manda in crisi la società quando non può più consumare.

...La mia voce può apparirvi severa e troppo insistente a insegnarvi la necessità del sacrificio e della virtù per altrui. Ma io so, e voi, buoni e non guasti da una falsa scienza o dalla ricchezza, intenderete fra breve, che ogni vostro diritto non può essere frutto che d'un dovere compiuto. Io voglio parlarvi dei vostri doveri...”

La lettera era principalmente rivolta ai lavoratori e ai poveri. Li esortava prima ai doveri verso Dio, verso l'umanità, verso la Patria, verso la Famiglia; per costruire una civiltà dove Dio, l'Umanità, la Patria, la Famiglia, ognuno l'abbia dentro Se stesso, ognuno deve essere “coscienza” dell'umanità.

...Perché vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? Perché, in una società dove tutti, volontariamente o involontariamente, v'opprimono, dove l'esercizio di tutti i diritti che appartengono all'uomo vi é costantemente rapito, dove tutte le infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità é per gli uomini dell'altre classi, vi parlo io di sacrificio, e non di conquista, di virtù, di miglioramento morale, di educazione, e non di benessere materiale?
Siamo poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di libertà, di felicità. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il Dovere ai nostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine, fanno monopolio dei beni che spettano a tutti. A noi, parlate di diritti
: parlate dei modi di rivendicarceli; parlate della nostra potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete allora di doveri e di sacrificio...
Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione senza cercare di provvedere all'altrui; e quando i propri diritti si trovarono in urto con quelli degli altri, fu guerra: guerra non di sangue, ma d'oro e d'insidie: guerra meno virile dell'altra, ma egualmente rovinosa: guerra accanita nella quale i forti schiacciano inesorabilmente i deboli o gl'inesperti. In questa guerra continua, gli uomini si educarono all'egoismo, e all'avidità dei beni materiali esclusivamente...
...Dopo avergli parlato per anni in nome degli interessi materiali, pretenderete ch'egli, trovando davanti a sé ricchezza e potenza, non stenda la mano ad afferrarle, anche a scapito de' suoi fratelli?.
E chi può, anche in una società costituita su basi più giuste che non le attuali, convincere un uomo fondato unicamente sulla teoria dei diritti, ch'egli ha da mantenersi sulla via comune e occuparsi di dare sviluppo al pensiero sociale? Ponete ch'ei si ribelli; ponete ch'egli si senta forte e vi dica: rompo il patto sociale: le mie tendenze, le mie facoltà mi chiamano altrove: ho diritto sacro, inviolabile, di svilupparle, e mi pongo in guerra contro tutti: quale risposta potrete voi dargli stando alla sua dottrina? che diritto avete voi, perché siete maggiorità, d'imporgli ubbidienza e lacci che non s'accordano con i suoi desideri, colle sue aspirazioni individuali? che diritto avete voi di punirlo quando lui le vìola? ...chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome e nemici di fatto...”

Mazzini esorta a cercare Dio, la Patria, la Famiglia e l'Umanità dentro ogni individuo, per metterli in collaborazione con altri uomini per diventare gruppi, che diventano popoli, che diventano società e poi Civiltà.
l'Umanità conquista via via una nozione più chiara della propria vita, della propria missione, di Dio e della sua legge”.

Penso che Mazzini non si disturbi: sarebbe felice nell'apprendere che, grazie all'impegno di alcuni seguaci del suo pensiero e di quello di altri come lui, si è realizzato il suo sogno di Repubblica. Sarebbe, però, amareggiato nell'apprendere che nel 2012 ancora la maggior parte dei cittadini della Repubblica arraffano e difendono tutto quello che hanno, con qualsiasi mezzo, anche se ciò di cui si sono impossessati non gli spettava né per diritto acquisito e nemmeno perché se lo siano guadagnati lecitamente.

Mazzini pensando che la morte (non naturale) lo avrebbe potuto cogliere in qualsiasi istante, per mano di chi non voleva che nascesse la Repubblica, ma con il consenso di chi non voleva perdere nulla di quello che aveva guadagnato o arraffato con la monarchia, mentre era esule politico in Inghilterra, scriveva agli italiani questa lettera (circa quaranta pagine) firmandola così: Addio. Abbiatemi ora e sempre vostro fratello! Lettera nella quale esortava i cittadini ad adempiere i Doveri prima di pretendere i Diritti.

In queste “vigilie” di ricorrenze importanti, voglio augurare a tutti di poter fruire dei propri diritti. Aggiungo: Buone Feste!

                                                                                                           Francesco Corradino  

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