giovedì 23 giugno 2011

L'ACQUA LIBERA COME L'ARIA, SOGNO O UTOPIA?

          Un mio grande sogno si realizzerà quando tutti gli esseri umani potranno dissetarsi liberamente ad una fonte libera. Quando in ogni angolo della terra abitata ci saranno fontane con acqua potabile, dove tutti, anche senza danaro in tasca, si potranno dissetare ed attingere acqua per i bisogni essenziali.
Sono consapevole che la mia può sembrare utopia. Ma la storia ci insegna che lo era anche quella di tanti altri “utopistici sognatori”: tutti coloro che, col tempo e con l'aiuto di altri , hanno elaborato e realizzato cose che sembravano impossibili portare a termine; coloro che credendo alle loro “utopie” hanno dato un contributo alla crescita e alla realizzazione del così detto mondo civilizzato. Un mondo irrefutabilmente avanzato in arte, tecnologia e ricchezza, ma iniquo in quello che i Francesi, con la Rivoluzione, misero al primo posto nelle basi della Costituzione: Égalité.

Se nella parola utopia, facciamo cadere l'accento sulla o , diventa: “La città perfetta” dell'umanista Tommaso Moro, oggi venerato come santo anche dalla Chiesa Cattolica.
Tommaso Moro inventò il termine utòpia, con cui chiamò un'immaginaria isola dotata di una società ideale, di cui descrisse il sistema politico nella sua opera più famosa, appunto "L'utopia”. Un posto dove un mondo migliore è possibile, anche se laborioso da realizzare. In un'altra epoca (intorno al 380 a.c. ), Platone nei suoi scritti “La Repubblica”, idealizzava un mondo più giusto possibile, se tutto ruotasse su due perni fondamentali: la legalità e la giustizia.
Alcuni paesi della nostra penisola, che per molta parte dei suoi confini sprofonda nell'acqua e spesso dall'acqua alcune zone vengono trascinate a valle dalle alluvioni, soffrono la mancanza di questo elemento fondamentale per l'utilizzo quotidiano; arrivando a penose situazioni, dove l'erogazione di acqua (nemmeno potabile) avviene due, tre volte alla settimana per poche ore.
Mi rimane difficile definire civiltà una società che priva qualcuno di un bene così indispensabile alla vita, peraltro molto abbondante sulla Terra.
Dato che buona parte del mio reddito viene trattenuto come tasse, delle quali una parte serve a pagare gli stipendi di chi dovrebbe, ma non sempre mi assicura la fruizione dei miei diritti; con un pizzico di ironia mista a rabbia potrei domandarmi: « Chi mi priva di questo bene, attenta alla sicurezza della mia vita? ».
Per realizzare questa “utopia”, secondo me, non serve privarsi né dell'utile né dell'inutile. Basterebbe solo destinare all'acqua una parte di quello che si spreca per il superfluo, spacciato per utile, di cui buona parte dei popoli occidentali fa largamente uso. O, comunque, applicare un pensiero di Tommaso Moro che recita: “Non tutto quello che è utile è giusto”.
Pretendere che il poter bere acqua venga collocato, nella scala dei valori, al pari del poter respirare aria, sarebbe dovere di tutti i cittadini, perché sono due elementi entrambi indispensabili per il diritto alla vita.
                                                                                   Francesco Corradino

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