martedì 29 ottobre 2024

Antonio De Curtis, 'A LIVELLA

 

Antonio De Curtis

Ascolta 'A LIVELLA

 

    In questa ricorrenza del ricordo dei morti voglio condividere con voi una delle opere più significative della filosofia di Totò, al secolo Antonio De Curtis: 'A Livella.

    Scritta nel 1964, questa poesia è un esempio straordinario di come Totò, noto per il suo talento comico, abbia saputo anche esplorare temi profondamente umani e universali. La "livella" simboleggia ciò che rende gli uomini uguali indipendentemente dal loro status sociale quando erano in vita.

    Invito i lettori di questo blog ad ascoltare attentamente e a lasciarsi trasportare dal profondo significato.

    In via eccezionale, contrariamente ai principi di questo blog, per ascoltarla è necessario "subire" qualche secondo di pubblicità.

Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
Per i defunti andare al Cimitero
Ognuno ll'adda fà chesta crianza
Ognuno adda tené chistu penziero...

 Ascolta 'A LIVELLA

 

domenica 7 luglio 2024

FIGLIO, CHE SOFFI NELLE VELE

 

FIGLIO, CHE SOFFI NELLE VELE

Soffia, figlio, nelle vele di questa barca logora e vissuta,
senza ancora e senza bussola, con il timone cigolante,
qualche squarcio nelle vele e il rematore quasi stanco.

Soffia, figlio, soffia! Su queste mie ali fragili e stanche.
Dai ossigeno al mio respiro, che mi toglie dalle secche.
La mia meta è navigare con il tuo sguardo all’orizzonte.

Non ho mappe da consultare né divise da indossare.
Ogni meta del nostro viaggio, un punto per ripartire.
Al successivo approdo, un altro porto già ci attende.

Il mio pensiero è vegliare sulle rotte che vuoi solcare.
A volte le acque son tranquille, altre mari tempestosi.
Quanti
pericoli in agguato e quanti  ostacoli da scansare.

Capitano di bastimento, senza mappe da consultare.
Il tuo soffio, sempre atteso, mi sostiene e mi incoraggia.
Se mi fermo, perché stanco, tu non smettere di soffiare.

Tu, figlio, apprendista rematore, senza limiti nei pensieri.
Senza squarci nelle vele, con in mente un grande sogno:
capitano diventare di un bastimento da governare.

Molti mari dovrai solcare, da porti certi ad altri ignoti.
La tua meta sarà cercare nuovi orizzonti da esplorare.
Punta sempre verso un porto: il tuo sogno da realizzare.

Segui il cuore e il tuo futuro senza divise da indossare.
Sarà un soffio, sempre atteso, a rafforzare il tuo coraggio.
Continua, figlio, a navigare, e non smettere di sognare.



martedì 7 maggio 2024

COSA HANNO FATTO LORO?

 

Giovani, sani di corpo e mente, che avete la fortuna di vivere nel mondo dell'abbondanza e spesso avete la facoltà di potervi concedere anche il superfluo oltre l'inutile. Quando vi sentite "diseredati" dal vostro futuro e vi lamentate verrebbe naturale, in qualche modo, poter fare qualcosa per voi. Bensì non sia cosa facile.

Non è cosa semplice, per la mia generazione, potervi offrire il nostro aiuto. Sono convinto che una parte del vostro disagio dipenda dalle nostre mancanze. Ci è stato tramandato un futuro già delineato dalle generazioni precedenti e, come genitori, ci spettava il compito di tutelare e difendere quei progressi che vi avrebbero garantito equità nei diritti e nei doveri. Tuttavia, anziché vigilare su tali diritti ci siamo assopiti nel godimento del benessere che le generazioni precedenti, con il loro sacrificio, ci hanno donato. Non sono sicuro che noi, anche se consapevoli delle nostre colpe, ora possiamo esservi d'aiuto. Neppure i governi, col megafono così in voga in questo periodo, saranno in grado di valorizzare le vostre potenzialità; di conseguenza, nemmeno le istituzioni potranno farlo. L'impressione che emerge è che, quando sollevate le vostre proteste, trovate qualcuno che invece di capire le vostre ragioni e difendere il vostro diritto al pensiero, vi impone di abbassare la testa; e lo fanno con mezzi che non sono esplicitamente quelli contemplati nella Carta dei diritti e dei doveri.

Nonostante tutto, la mia generazione qualcosa può suggerirla: se non riuscite a immaginare un futuro che possiate costruire con il vostro lavoro e un po' di impegno sociale, consultate le generazioni che ci hanno preceduto. Chiedete loro se quando erano giovani come voi stavano meglio o peggio di voi. Domandate se immaginavano il loro futuro già preparato da altri o se, con fatica e impegno sociale, lo hanno prima immaginato e poi costruito. Chiedete quante volte hanno dovuto dormire con lo stomaco non proprio pieno, nonostante avessero lavorato sodo. Chiedete loro queste cose; essi vi insegneranno come ognuno, nei limiti delle proprie capacità e possibilità, debba partecipare alla costruzione del proprio futuro e di quello della collettività di cui fa parte. Non esitate a chiedere! Anche se molti di loro non possono più rispondere con le parole perché ormai dormono sulla collina, possono comunque rispondervi con le loro gesta scritte da chi ha fatto tesoro del loro sacrificio.

Quelle pagine vi diranno cosa hanno fatto quando sulle montagne, mettendo in pericolo la loro stessa vita, non sentivano né freddo né fame, pur soffrendo entrambi; non li sentivano perché condividevano un sogno: costruire il loro e il nostro futuro. Chiedete, chiedete sempre, e loro vi racconteranno come nonostante le avversità, hanno costruito il futuro in un tempo in cui, al contrario di noi, vivevano un presente molto difficile. Chiedete, chiedete sempre, per tenere in vita il loro pensiero e non far morire nell’oblio il loro sacrificio.


domenica 14 gennaio 2024

RESPIRO

 

"Sdraiato sull'erba, nel respiro della vita.

Fragranze di fiori, l'alito della Terra.

Una brezza leggera mi accarezza dentro.

Con gli occhi chiusi ne sento l’accento.

È musica per la vita la voce di un amico."